La psicologia si interroga da parecchio su quali sono gli effetti della lettura sulla mente. Leggere romanzi, infatti, ci permette di esplorare altri mondi e altre vite. Ci fa perdere la cognizione del tempo e dello spazio. Ci estrania dalla realtà per poi restituirci la possibilità di vedere quella stessa realtà sotto una nuova luce. La narrativa è un viaggio in altri luoghi, in altri tempi e, sopratutto, in altre menti. Attraverso i racconti ci immedesimiamo in personaggi che hanno pensieri, sentimenti e motivazioni diversi dai nostri. Anche quando le storie sono ambientate in universi creati dalla fantasia dell’autore, il mondo psicologico dei personaggi è simile a quello di una persona reale.
Per cui, l’abilità di comprendere le emozioni di personaggi fittizi potrebbe essere poi trasferita alle relazioni quotidiane. Per questo la ricerca psicologica si è chiesta se i romanzi possano allenare la nostra capacità di essere più empatici. Questa è la domanda a cui cercherò di rispondere oggi guidata dalla ricerca di Koopman e Hakemulder (2015).
BREVE RIPASSO SULL’EMPATIA
L’empatia è stata definita in molti modi, ma direi che in sintesi è la capacità di comprendere lo stato emotivo degli altri. Empatizzare significa calarsi all’interno del mondo dell’altro, cercare di assumerne la prospettiva, le emozioni e i pensieri. Permette di leggere oltre il significato letterale delle parole delle altre persone. Attraverso l’empatia siamo in grado di cogliere sfumature e significati nelle espressioni facciali, nei cambiamenti del tono della voce, nella postura ecc. Di conseguenza è la premessa per costruire relazioni significative e per poter essere di supporto agli altri quando vivono un momento difficile.
I RISULTATI DELLA RICERCA:
1. Leggere può renderci più aperti verso chi è diverso da noi
In un esperimento si è visto che i bambini che leggono storie che parlano di persone appartenenti a minoranze, mostrano un atteggiamento più inclusivo verso il gruppo sociale minoritario di cui faceva parte il protagonista della storia. Ciò avviene perché i racconti ci fanno vedere il mondo attraverso gli occhi di persone con le quali abbiamo meno contatti intimi nel quotidiano. Scoprire quanto siamo simili a chi ha un background sociale diverso dal nostro può avere l’effetto di renderci meno giudicanti.
2. Leggere storie può renderci più altruisti
In un altro esperimento si chiedeva ai partecipanti di donare una somma di denaro per una causa sociale come la fame nel mondo. Ad un gruppo di partecipanti la causa veniva raccontata attraverso un testo incentrato sulla storia di una persona che soffriva la fame. Mentre ad un altro gruppo venivano riportate delle statistiche generali sulla fame nel mondo. Quale dei due gruppi secondo voi decideva di donare più soldi per contrastare la fame nel mondo?
Risposta corretta: il primo.
Leggere una storia, rispetto ad un testo divulgativo, fa empatizzare maggiormente con la condizione di svantaggio sociale. Le statistiche ci risultano fredde, distanti, difficili da interpretare. Al contrario, le storie ci fanno emozionare e provare compassione. Riusciamo a metterci nei panni di una singola persona identificabile ma facciamo più fatica a immaginarci nella stessa condizioni di milioni di sconosciuti senza nome.
3. I lettori sono più bravi a "leggere nella mente"
In un esperimento si è osservato che i lettori di narrativa sono più abili a “leggere nella mente” delle altre persone. In sostanza riescono ad identificare meglio le emozioni degli altri osservandone le espressioni facciali. Questo pone un interrogativo interessante: leggere romanzi rende più empatici oppure le persone empatiche sono più propense a leggere?
L’esperimento suggerisce che queste due variabili sono correlate ma non ci dice qual è la causa e qual è l’effetto. Personalmente, credo che possano essere entrambe vere. Da un lato, per apprezzare un romanzo, è necessario essere in grado di immedesimarsi nel mondo interiore dei personaggi; d’altro lato, la lettura può anche aiutare le persone meno empatiche a comprendere meglio il funzionamento della mente degli altri.
4. Il ruolo del coinvolgimento
Un altro studio mostra che una settimana dopo aver letto un testo narrativo vi è un aumento dell’empatia, ma solo se i lettori si sono sentiti coinvolti dalla storia. Se non ci si sente trasportati nel mondo narrativo e il libro non suscita emozioni, può verificarsi l’effetto contrario. Infatti, non riuscire ad entrare nella storia può portare a sentirsi più distratti e frustrati e di conseguenza ad essere più centrati su sé stessi che sulla relazione con gli altri.
In ogni caso l’aumento dell’empatia richiede un periodo di incubazione perché nei giorni successivi alla lettura riviviamo la storia nella nostra mente, la rielaboriamo e la mettiamo inconsciamente in relazione con le situazioni relazioni reali che stiamo vivendo.
I ROMANZI SONO UNA SIMULAZIONE DELLA REALTÀ
Ma per quale ragione si verificano questi effetti?
Il motivo è che mentre leggiamo si attivano gli stessi processi psicologici che utilizziamo per relazionarci con gli altri nella vita “reale”. Per esempio facciamo previsioni su come potrebbero proseguire le cose, cerchiamo di capire gli obiettivi e le motivazioni dei protagonisti e ci emozioniamo per loro man mano che il racconto prosegue.
In realtà l’esperienza della lettura può essere anche più efficace della vita reale nel farci comprendere il vissuto degli altri perché mentre leggiamo ci diamo il permesso di farci travolgere dalle emozioni. Mentre nella vita reale se stiamo male per qualcuno ci sentiamo anche in obbligo di aiutarlo, durante la lettura c’è una di distanza di sicurezza a proteggerci. Possiamo sentirci afflitti per un personaggio senza dover poi realmente accorrere in suo soccorso. La storia, a differenza della realtà, va per conto suo. Noi ne siamo solo testimoni. Inoltre, i romanzi ci permettono di conoscere i pensieri più reconditi e oscuri dei personaggi narrativi, pensieri che invece le persone reali tendono a mantenere segreti.
Per concludere, anche se non è ancora del tutto chiaro in che misura e a che condizioni ciò si verifichi, la narrativa può essere una palestra per allenare la capacità di assumere sguardi e prospettive sul mondo diversi dai nostri. Leggere romanzi può renderci più empatici, meno giudicanti e più propensi a gesti altruistici. A patto che scegliamo romanzi che ci facciano realmente emozionare.
Non sai cosa leggere in questo periodo? Ti consiglio di leggere questo articolo in cui ti propongo una lista di saggi introduttivi al mondo della psicologia. Buona lettura!
BIBLIOGRAFIA PER APPROFONDIRE
La ricerca scientifica sulla relazione tra letteratura ed empatia: https://www.researchgate.net/publication/273632922_Effects_of_Literature_on_Empathy_and_Self-Reflection_A_Theoretical-Empirical_Framework